02/05/2012
Conosco la sua voce
Riporto le letture del 30 aprile e la meditazione presa da "messameditazione", p. 305/306, perchè quest'ultima mi ha colpito e allo stesso tempo fornito delle risposte concrete alla domanda che mi pongo nella vita quotidiana: come faccio a riconoscere la voce di Gesù? come faccio a capire qual è la Sua volontà per me?
I lettura: Dagli atti degli Aostoi, At 11, 1-18
Vangelo: dal Vangelo secondo Giovanni, Gv 10, 1-10
[...] Una risposta a queste domande ci è offerta da sant'Ignazio di Loyola nelle sue regole di discernimento. Fondamentalmente, le due voci si distinguono, perché quella del nemico suscita pensieri ed emozioni che ci chiudono in noi stessi e ci gettano nella disperazione, mentre quella di Dio fa nascere pensieri ed emozioni che ci aprono a lui e agli altri, donandoci speranza e consolazione. Per farci comprendere come il nemico entra nel nostro recinto, Ignazio usa diverse immagini, in particolare quella del capitano comandante di un esercito che attacca il castello "dalla parte più debole, così il nemico della natura umana ... ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli" (esercizi spirituali, 327). Nel momento in cui ci accorgiamo che stiamo seguendo la voce sbagiata, possiamo fermarci e chiederci che cosa ha provocato i pensieri e le emozioni che ci hanno chiuso in noi stessi e nella disperazione: in questo modo impareremo a conoscere i nostri punti deboli e a custodireli, perché il nemico non ci vinca. Il nemico, infine, vuole rubarci i doni del Signore, in particolare la certezza che siamo i figli che egli ama gratuitamente, ci vuole privare della vita piena e abbondante che nasce dalla relazione con Gesù, lasciandoci in cambio sensi di colpa, tristezza, turbamenti e che rendono instabile la nostra relazione con Dio, portandoci a dubitare del suo amore per noi.
10:03
Scritto da: rosacan
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14/04/2012
dal blog di Roberto Graziotto
PER ME VIVERE É CRISTO.
Ora, tutte le azioni esprimono quello che siamo. Perciò, questo è il motivo, il movente, il criterio, e questo è l'annuncio, il messaggio di ogni nostra azione: ciò che lui è per noi, non perché siamo capaci di fare qualche cosa da soli, come diceva san Paolo, non per le opere di giustizia che noi facciamo, ma per la misericordia con cui ci ha trattati. Per questo noi valiamo e questo è il nostro compito nel mondo: siamo stati scelti a portare questa misericordia; non innanzitutto come parola, se non come espressione della coscienza che abbiamo di noi stessi. Testimoniamo questa misericordia nella misura in cui portiamo coscienza che la nostra sostanza è lui ("omnia in ipso constant", dice san Paolo). Pensiamo al primo capitolo del Vangelo di Giovanni. La sostanza di tutte le cose è Lui; ma noi siamo coloro, tra gli uomini, che sono stati scelti a capire queste cose definitive già da ora, nel tempo; siamo stati fatti parte del suo mistero, perciò questa realtà definitiva delle cose a noi è già nota. Ed è questo il compito: che portiamo questa notizia agli altri: "Andate per tutto il mondo e predicate questo evangelo, questo annuncio a tutte le creature".
Allora, tutti gli spunti attraverso cui Dio ci sollecita, tutti i rapporti in cui Dio ci impegna, altro non sono che i sentieri di Dio per questo nostro annuncio. È esattamente questo il concetto di "povertà", che costituisce il sentimento proprio e fondamentale del cristiano.
Là dove la persona è cristiana, cioè vive con la coscienza che la sua consistenza è un Altro (un Altro in essa: "Il mio vivere è Cristo"), con la coscienza che la sua consistenza, la consistenza dell'avvenimento del suo esistere, è l'esistere in essa di un altro, è l'avvenimento di Cristo che le si comunica attraverso il lungo mistero suo nel mondo, attraverso il mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo, il sentimento che domina la vita è la povertà. Là dove una persona vive questa coscienza, vive se stessa con questa autocoscienza - il contenuto della nostra autocoscienza è il suo mistero in noi: "Per me vivere è Cristo"; tanto è vero che il nostro nome più profondo non è il nostro nome e cognome, ma il suo: "cristiano" -, allora il sentimento della vita, il sentimento che determina l'atteggiamento della vita, la moralità (perché "moralità" vuol dire: atteggiamento da cui si genera l'azione, da cui nasce l'azione, che determina l'azione), l'atteggiamento fondamentale è la povertà.
Questa povertà è definita in un modo mirabile ed esistenziale da san Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinti, capitoli 5 e 6. "Tutto questo viene da Dio... Vi esortiamo altresì a non ricevere invano la grazia di Dio". Cos'è questa grazia? È l'avvenimento di Cristo, "egli infatti dice: al momento favorevole ti ho esaudito, nel giorno della salvezza ti ho soccorso; ecco ora è il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza". Ma c'è un altro pezzo di san Paolo, della Prima Lettera ai Corinti, al capitolo 7, in cui questa povertà è definita in modo ancora più chiaro: "Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero…". Questo "come se" è veramente la formula della povertà cristiana. Il brano della Seconda Lettera ai Corinti è come il riflesso psicologico del brano della Prima, che descrive invece l'atteggiamento morale. Anzi, esso indica il livello ontologico di cui quello che abbiamo letto prima è il riverbero psicologico. Il primo brano indica la libertà, la sicurezza libera, la gioia, la pace (la vera parola è "pace", la parola che ha usato Cristo) con cui vive il cristiano. Questo secondo, invece, indica il distacco, la povertà, nella sua origine. Tendendo l'occhio al termine della nostra fede, a Cristo, a Cristo che ritorna, è come se scivolasse via tutto quello che uno fa, perché tutto quello che uno fa è un passo solo verso Cristo che ritorna. Siamo - questa è la povertà dell'uomo cristiano - come tesi fra una grazia che ci origina, nel senso letterale della parola, che ci fa nascere (vedi Nicodemo), che ci dà un essere nuovo, e la manifestazione di questo essere nuovo che già siamo. Questo è la nostra esistenza. Il nostro essere è l'alleanza di Dio con noi, non più nell'ombra che meravigliava in modo così affascinante Abramo, ma nella realtà definitiva di Cristo risorto: "Tutto quello che io sono ve l'ho dato"; nella realtà definitiva di Cristo risorto siamo già figli di Dio: anche se non appare ancora quello che siamo (Gv 1, 12).
"Fratelli, già siamo stati fatti salvi, siamo già salvi nella speranza". E la speranza è per l'emergere, il manifestarsi di quello che già abbiamo. Per san Giovanni l'attesa del cristiano non è rivolta a beni che verranno, ma al manifestarsi di un bene di cui è già possidente, perché, avendoci dato Cristo suo figlio, che cosa, con Lui, il Padre non ci ha già dato? Per questo il cristiano non è più giudicato da nessuno, non teme il giudizio: "Nessuno più ci può condannare, nessuno più può giudicarci" (Cfr. Rm 8, 31-33).
Dunque, la nostra vita è tesa fra questa grazia che ci dà di essere nuovi, che ci dà un'ontologia nuova (partecipazione a Cristo, a Cristo risorto: siamo con-risorti con lui, come dice san Paolo); fra questa alleanza definitiva, la nuova ed eterna alleanza, e la realtà di questo nuovo essere che ci viene dato dall'alleanza di Cristo, di Dio con noi, attraverso Cristo. Da questo nuovo essere che ci dà l'alleanza, si sprigiona allora un atteggiamento solo, che è quell'attesa che si manifesti quello che siamo. Tutta la nostra esistenza, come tutta la storia, è l'attesa del manifestarsi di quello che già siamo. La storia è l'attesa che si manifesti Cristo risorto, che già è; la definitività già è presente nella terra della storia, e la nostra esistenza è tutta protesa a che si manifesti quello che già siamo.
Allora, tesi fra questi due poli, la nostra vita è veramente povera, perché la sua speranza non è in nulla di quello che fa e il giudizio di valore non è poggiato su nulla di quello che fa: il nostro giudizio di valore, la nostra speranza è poggiata solo su quello che Dio ha fatto in noi, sull'alleanza che ci ha data; la speranza è sul manifestarsi di questa alleanza.
(Appunti da una conversazione di Luigi Giussani nella casa di Noviziato delle Piccole Sorelle dell'Assunzione, divenute nel 1993 Suore di carità dell'Assunzione Roma, 10 marzo 1970)
22:10
Scritto da: rosacan
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23/02/2012
Pensiero....
In questo “deserto” noi credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità; un’esperienza che ci fa partecipi della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte mediante il Sacrificio d’amore sulla Croce. Ma il “deserto” è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza.
Benedetto XVI Mercoledì, 22 febbraio 2012
10:15
Scritto da: rosacan
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22/02/2012
Il digiuno che piace al Signore....
Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.
Digiuna dal dire parole che feriscono: riempiti di frasi che risanano.
Digiuna dall'essere scontento: riempiti di gratitudine.
Digiuna dalle arrabbiature: riempiti di pazienza.
Digiuna dal pessimismo: riempiti di speranza cristiana.
Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riempiti di fiducia in Dio.
Digiuna dal lamentarti: riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita.
Digiuna dalle pressioni e insistenze: riempiti di una preghiera incessante.
Digiuna dall'amarezza: riempiti di perdono.
Digiuna dal dare importanza a te stesso: riempiti di compassione per gli altri.
Digiuna dall'ansia per le tue cose: compromettiti nella diffusione del Regno.
Digiuna dallo scoraggiamento: riempiti di entusiasmo nella fede.
Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù: riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina.
Spirito Santo, che hai condotto Gesù nel deserto, dove Egli ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, per l'intercessione di Maria Santissima Madre di Gesù e Madre mia, aiutaci a digiunare così come tu vuoi. Amen.
Dalla pagina facebook:Una Preghiera alla Regina della Pace di Medjugorje
02/10/2011
Incontro del 29.09.2011
I lettura: dal libro del profeta Isaìa (5, 1-7)
II lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4, 6-9)
Dal Vangelo secondo Matteo (21, 33-43)
Mi ha colpito il passaggio iniziale della seconda lettura: Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circonstanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù [...]
Quante volte mi dimentico di affidarmi completamente a Dio? Di voler fare tutto da sola? Ci devo sbattere sempre il muso e ogni volta ricordarmi!!! Come ho detto durante l'incontro: prego il Signore di avere pazienza con me!
18:55
Scritto da: rosacan
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16/09/2011
Incontro del 15.09.2011
I lettura: dal libro del profeta Isaìa (55, 6-9)
II lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (1, 20c-24.27a)
Dal Vangelo secondo Matteo (20, 1-16)
La parabola del Vangelo ci illustra chiarissimo quanto l'uomo sia egoista nell'attribuire a Dio i comportamenti che appartengono all'uomo. Ma questo non è possibile, Dio non ragiona come l'uomo e l'uomo non può adattarlo secondo la propria immagine che ha di Dio. Il messeggio principale è
1. accogliere Dio (la chiamata)
2. lavorare per lui (insieme agli altri svolgendo il proprio compito)
3. ottenere la giusta ricompensa (Dio stesso).
Quindi, far entrare Dio nella nostra vita e svolgere il compito/lavoro assegnatoci. E questo è proprio il nostro punto debole: come riusciamo a capire il disegno di Dio per noi? E, soprattutto, come possiamo evitare di cercare di "piegare" Dio alle nostre esigenze?
Ogni nostra esperienza va elaborata, meditata. Con la lettura e la conoscenza del Vangelo possiamo tentare di capire il mistero della fede e come esso opera in noi. E' un pò complicato, ma l'importante è leggere e cercare di capire il Vangelo. Mi ricordo che anche Beato Papa Giovanni Paolo II diceva che bisogna "tornare a Gesù". Non basta essere devoti a questo o quel santo. Bisogna credere in Gesù, nostro Signore, figlio di Dio. E soprattutto VIVERE la fede.
Vivere la fede e capire che Dio segue altre vie e che ha altre misure. Infatti come si legge nella prima lettura: "[...] Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. [...] Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri."
09/09/2011
Incontro dell'8.09.2011
I lettura: dal libro del Siràcide (27,30-28, 1-7)
II lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14, 7-9)
Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)
"Il rancore e l'ira sono un abomìnio, il peccatore li possiede. Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati...[...]"
La prima lettura inizia con queste parole, secondo me, durissime. Incutono timore. Chi di noi non porta mai rancore o non si fa prendere dall'ira? E allora, che facciamo? Quello che ho capito ieri sera è che dobbiamo "elaborare" gli eventi della vita, il comportamento delle persone nei nostri confronti e non rifugiarci o magari chiuderci nei sopraccitati sentimenti.
E' importante tenere presente che anche l'altro è una persona con i suoi limiti e che tutti possiamo sbagliare. E qui ci possiamo riallacciare al Vangelo della settimana scorsa: se qualcuno sbaglia, correggilo. Quindi il cristiano è chiamato sempre a stare in prima linea: andare incontro all'altro, sia cercando di rimetterlo "sulla retta via" che di perdonarlo, se ce lo chiede.
Questo non è facile. Ma come è stato detto ieri, dobbiamo avere il coraggio di farci proprio questo tipo di atteggiamento e stile di vita. Ma non soltanto per timore di Dio, ma perché Lui ci ha perdonati per primi. Quindi, se noi abbiamo ricevuto il suo perdono, perché non dovremmo perdonare noi?
24/06/2011
Incontro del 23.06.2011
I lettura: dal libro del Deuteronòmio (8,2-3.14b-16a)
II lettura: dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,16-17)
Vangelo: dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)
Anche ieri è stato un incontro pieno di nuova "conoscenza", tutta da apprendere ed elaborare. Già la prima domanda del parroco ci ha sorpresi tutti: "Cos'è il memoriale?"
Durante l'incontro sono sorte poi altre domande:
Cos'è l'eucaristia per noi?
Cosa significa il Santissimo Corpo di Cristo per noi?
Perché durante la processione del venerdì santo c'è più gente rispetto a quella del Corpus Domini?
E' difficile trovare delle risposte a queste domande. Cerco di riportare la risposta alla prima con le mie parole: Quando celebriamo il memoriale dell'eucaristia è il momento presente in cui ci ricordiamo del passato e speriamo nella certezza del futuro. Bellissimo!!
Personalmente mi ha colpito la prima lettura: [...il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrerre in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore [....] ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna [...].
Perché proprio questo passaggio? Sò che Dio è il Dio dell'Amore; sò che tutto quello che fa per noi durante la nostra vita è per il nostro bene. Eppure mi rimane spesso così difficile ricordarmi di questo e di accettare gli avvenimenti quando non vanno come io me li immagino o come io li vorrei. E quindi fa bene ritrovarsi insieme, meditare la parola per richiamare questi passaggi; convertirsi ogni giorno per scoprire e mettere in pratica la parola di Gesù nella nostra vita.
17:17
Scritto da: rosacan
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03/06/2011
Incontro del 02.06.2011
I lettura: dagli Atti degli Apostoli (1, 1-11)
II lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1, 17-23)
Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)
Ieri, ancora una volta, sono rimasta stupita dal fatto come ci colpiscono le parole e gli eventi a seconda del nostro stato d'animo. Inoltre è stato un incontro molto denso, ricco di nuove conoscenza e sapienza. Non so se riesco a riportare tutto in questo singolo post. Inizierò con i miei pensieri personali.
Oltre alla preghiera iniziale pronunciata da Don Tonino, mi ha colpito il primo passaggio della seconda lettura: [...] il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, ...., vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, ...[...].
Ringrazio continuamente il Signore per i doni che mi ha dato, per la Sua pazienza con me, per le "prove" del Suo amore per me. Soprattutto in momenti difficili in cui bisogna prendere delle decisioni, quando mi rivolgo a Lui mi sento al sicuro. Eppure........ altrettanto continuamente mi assalgono poi dei dubbi, le mie solite insicurezze legate al mio carattere, alla mia esperienza di vita, al mio modo di pensare umano. Ed ecco il casino: la mia fede vacilla, tutto diventa insicuro, il mio corpo soffre.....
Ringrazio ancora una volta il Signore per quest'opportunità di crescita (spirituale) che mi dà con l'incontro della lectio divina. Sono già undici anni che faccio questo cammino e a volte mi sento di aver fatto grandi passi in avanti. Quando però sono più forti i dubbi, mi accorgo che questo lasso di tempo non è ancora sufficiente. Dovrò ancora continuare per potermi affidare completamente a Gesù e guarire dalle sofferenze nell'anima che finora ho sperimentato.
Il Vangelo di questa settimana non fa che fornirmi parole di conforto: [...] Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo [...]
Certo, vorrei che avvenisse tutto subito, ma la prima lettura mi avverte: [...] Non spetta a voi conoscere tempi e momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi [...].
E allora mi metto in atteggiamento di preghiera, meditazione e riflessione. Oh Signore, dammi la sapienza e la forza a raggiungere tutto ciò!
Se avete la possibilità, informatevi presso le vostre parrocchie e iniziate a frequentare la lectio. Ieri abbiamo parlato e scambiato opinioni ed esperienze per un'ora e mezzo e non volevamo smettere, tanta la sete di sapienza!!!
09:21
Scritto da: rosacan
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26/04/2011
Pasqua 2011
Dopo la risurrezione il Signore disse a Maria di Magdala: "Non mi toccare; non sono ancora asceso al padre mio", cioè, non voglio che tu venga a me con il copro, né che mi riconosca con i sensi carnali. Quando salirò da mio Padre, mi toccherai in modo più perfetto e più vero, perché allora apprenderai ciò che non tocchi e crederai ciò che non vedi.
Leone Magno, Sermone 74.
09:14
Scritto da: rosacan
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